Il danaro virtuale sarà l’unica moneta utilizzata per gli scambi. La
moneta verrà distribuita in base alle capacità per le attività di abilità e in
base al tempo e alla potenza di calcolo nel caso in cui si presti il tempo e
l’energia dei propri elaboratori per risolvere problemi comuni di pubblica
utilità.
E’ questa la differenza sostanziale di tale sistema rispetto a quelli
odierni in cui la moneta virtuale viene divisa fra chi presta la potenza di
calcolo per risolvere algoritmi complessi per creare la stessa moneta…. Questo
meccanismo alla base di molti progetti di moneta virtuale odierna[1]
si basano sul semplice principio della domanda e dell’offerta per cui stabilito
un ammontare prestabilito di moneta circolante si rende sempre più difficile
ottenere tale moneta virtuale fino a raggiungere nel tempo stabilito il tetto
stabilito. In questo modo non si crea inflazione visto il tetto numerico e
contemporaneamente la moneta acquista valore sul mercato in base al meccanismo
della domanda e offerta. Gli aspetti più nobili di tali iniziative quali
l’eliminazione degli intermediari bancari e delle banche centrali che creano
moneta, se da un lato sono da considerare positivi per limitare i costi di
intermediazione e il potere spropositato delle banche, dall’altro creano
problemi di trasparenza su come si utilizza la moneta creata successivamente
dai singoli senza controlli e in anonimato (traffici illeciti). Mentre
l’aspetto negativo principale di questi sistemi monetari è l’assurdo che
l’energia consumata e la potenza di calcolo vengono utilizzate per creare e
distribuire la stessa moneta quindi a chi “semplicemente” fornisce energia e
potenza di calcolo fine a se stessa e per lavori finalizzati o di pubblica/privata
utilità.
Oggi vorrei parlare in maniera sintetica di BITCOIN e in particolare degli aspetti antisociali del meccanismo di creazione di tale moneta virtuale.
RispondiEliminaIl Bitcoin è una moneta virtuale che viene creata attraverso un meccanismo che viene chiamato mining. Il concetto di Mining si può spiegare attraverso l’attività reale che richiama cioè quella dei minatori che estraggono risorse attraverso l’uso di attrezzature più o meno avanzate (picconi, pale, scavatrici, martelli pneumatici). Allo stesso modo i minatori di BITCOIN utilizzano la propria strumentazione informatica più o meno sofisticata PC, schede grafiche, ecc..) per risolvere attraverso la capacità computazionale algoritmi via via più complessi. La soluzione di questi algoritmi comporta come premio l’ottenimento dei BITCOIN. Gli algoritmi di estrazione sono stati creati in modo che il totale dei BITCOIN creati alla fine di tutto il processo corrisponde ad un numero prestabilito. Tale numero dovrebbe consentire di avere monete virtuali sufficienti agli scambi e contemporaneamente, essendo un numero prestabilito, di evitare la svalutazione della moneta stessa. Questo meccanismo originale di creazione della moneta dal nulla si basa sul semplice principio della domanda e dell’offerta per cui stabilito un ammontare prestabilito di moneta circolante si rende sempre più difficile ottenere tale moneta virtuale fino a raggiungere, nel tempo, il tetto stabilito.
In questo modo non si crea inflazione anzi, così come stà accadendo per il BITCOIN, la moneta acquista valore sul mercato essendo scarsa in base al meccanismo della domanda e offerta.
Il meccanismo alla base dei BITCOIN è stato utilizzato anche da altre iniziative simili tipo LITECOIN più semplici da ottenere in fase di mining. Gli aspetti più “nobili” che accomunano tali iniziative sono: l’eliminazione degli intermediari bancari e delle banche centrali che creano moneta, limitando così i costi di intermediazione e il potere spropositato delle banche, anche se al pari dei contanti la moneta virtuale senza controlli e in completo anonimato potrebbe alimentare traffici illeciti. Ma l’aspetto negativo principale di questi sistemi monetari, e su questo che punto la mia attenzione è proprio il meccanismo che porta alla sua creazione.
Il meccanismo di mining è un meccanismo antisociale che fa leva sulle capacità mentali e computazionali con la sola finalità di ottenere danaro virtuale.
Se gli algoritmi da risolvere avessero un minimo scopo sociale questa attività avrebbe un senso. Se per es. si utilizzassero migliaia di PC in rete per risolvere un problema complesso con una utilità sociale (nuovi farmaci per es.) allora io sarei il primo fautore del mining, ma invece alla fine siamo di fronte ad un assurdo consumo di energia.
Non bisogna infine dimenticare la difficoltà esponenziale degli algoritmi per cui chi ha “minato” all’inizio senza difficoltà oggi potrebbe essere milionario senza sforzi e senza motivi.
Alfredo Beneduce